Censura, l'ultima spiaggia dei perdenti (di Fabrizio Bencini)
Poche ore fa, in occasione del primo anniversario dell’operazione militare
speciale russa in Ucraina, avevo messo un post nel quale si ricordava come e
quando la guerra era iniziata, non uno ma otto anni fa, con il golpe nazista
organizzato dagli USA e le stragi di piazza Maidan e Odessa. Un minuto dopo il
post era scomparso; ho provato a recuperarlo ma inutilmente.
Questa volta non si parlava di Covid e vaccini, ma di avvenimenti
che non possono essere messi in dubbio, perché ormai sono storia. Non ho
ricevuto comunicazioni né sospensioni da Facebook, ma la censura non ha bisogno
di spiegazioni. Devo essere grato a chi mi permette di capire meglio quel che
sta succedendo. A dispetto del clima di apparente normalità dopo che si sono
abbassate le luci sulla “pandemia” e della colpevole ignoranza di chi pensa che
sia tornata la libertà e crede che la guerra non ci riguardi, le cose stanno
ben diversamente. Il fascismo del terzo millennio permea tutti gli aspetti
della società e delle nostre vite. La sola libertà permessa è la libertà di
obbedire, di uniformarsi al pensiero dominante, l’unico consentito. C’è una
sola verità per la pandemia e per la guerra, che corrisponde al contrario della
verità vera.
Il fascismo new style del green pass e delle leggi razziali contro i “No-vax”
permea infiniti altri aspetti della società. Come cento anni fa, chi parla o
scrive contro la guerra subisce la censura, a dispetto dell' articolo 21 della
Costituzione, diventata carta igienica per i potenti. L' articolo 21 recita:
“Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo
scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad
autorizzazioni o censure”. Carta straccia è diventato anche l'art. 11 nel quale
leggiamo che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla
libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali".
Prendiamo definitivamente atto che la democrazia liberale è ormai un
lontano ricordo, che viviamo in uno Stato totalitario, liberticida,
guerrafondaio, asservito allo straniero e tradito da chi della Costituzione
dovrebbe essere il primo difensore e baluardo. Stando così le cose, non ci
resta che ispirarci a chi il fascismo di un secolo fa lo ha combattuto ad ogni
livello, fino al sacrificio della vita. Dai loro insegnamenti dobbiamo
ripartire. Chi reprime per poter continuare a governare, non è forte ma debole,
e la storia ci insegna che prima o poi farà una brutta fine.

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