Cosa resterà... di questi tre anni?
PAURA, PAURA... una faccia della medaglia:
Paura, paura, paura… Se dico, se
faccio, se penso, se respiro…
No, non devo respirare, devo trattenere il
fiato, e con esso la voce, le idee, che non abbiano a saltarmi addosso come
bestie feroci, come un pensiero incontrollato, un dubbio, ché tanto non ci
capisco… sulla malattia, la morte e i suoi rimedi inaspettati, nuovi, quasi
fantascientifici, distribuiti gratuitamente con un sorriso
compiaciuto e magari un panino alla porchetta. Resilienti, bravi, buoni,
ubbidienti: sì, ché non ci succederà nulla di brutto; l’importante è respirare
quel poco che basta e non esporsi, non frequentare, ché tanto c’è il
telelavoro, anche se è più glam smart-working (e non se ne
capisce il gerundio), le televendite, le videochiamate, i corrieri a casa,
qualche sito hot se proprio proprio, e magari si faranno anche i briefing con
Mèta, sai che figata! Ma poi, ce lo dicono in TV, e se lo dicono loro… "andrà
tutto bene”, “stai sereno”. Sii bravo, sii buono, non stare a scervellarti, per
le cose difficili ci siamo noi, ti diciamo noi cosa è meglio fare, cosa devi
sapere, e pensare soprattutto, e quando potrai respirare; ma non prenderti la
briga tu di capire e sapere. E respirare. Te lo diciamo noi quando potrai e se
potrai. Io dico che bisogna fisarsi e affidarsi, specialmente nei pericoli,
nella paura anche di sbagliare. E allora dico: menomale che c’è chi pensa per
me, chi fa per me, chi respira per me…
(S.L.)
*****
SMETTO QUANDO VOGLIO IO... l'altra faccia
della medaglia:
Smetto quando voglio! Capitooo?! No, non
parlo di droga, “signori”, né di alcool. Vi piacerebbe, eh?! Avreste la scusa
per un bel TSO, dite la verità che non ne vedete l’ora, eh? No, belli, smetto
quando voglio IO di pensare, di volere, di difendermi, di ragionare!
Smetto quando voglio IO, non quando
vorrete voi, ché se fosse per voi avrei già smesso da un bel po’, vero? Avete
attentato alla mia salute quando ero sano, avete cercato di farmi fuori quando
ero malato, e avete fatto carta straccia dei miei diritti elementari, della mia
vita: la famiglia, gli amici, il lavoro, la dignità… Ebbene, “signori”, i miei
diritti me li riprendo, a costo della vita sia chiaro: la moglie ve la lascio,
ché se non ha capito nulla ora, meglio perderla che averla trovata; gli amici
semplicemente non erano tali e ora ne ho di migliori, una squadra di
consapevoli e resistenti cazzuti. E la dignità, “signori”, la dignità, dite? Ma
se io ho fatto tutto questo, “signori”, resistendo ai vostri ghigni, alle
minacce, alla fame e allo scherno, la dignità, “signori” è SEMPRE stata CON me.
Siete voi che non l’avete mai avuta! Vi siete lasciati sfuggire troppi
tasselli; avete fatto morire e ne siete morti, come mosche. Perché un regime
uccide tutti, servi ed eroi. E se la mancanza di coraggio e di idee segue
inevitabilmente la mancanza di logica, allora cominciano ad essere troppe le
cose che VI mancano, e così da ORA sarà il caso che parli qualcun altro. Io
sono pronto, e ora decido IO quando e se sarà l’ora di smettere di ragionare,
parlare, vivere! E voi zitti. Sul banco degli imputati.
(S.L.)
"Un bambino che legge sarà un adulto
che pensa" (cit.)


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