PENSANDO A PETER


   Esordisco con un'espressione onnicomprensiva: è un periodo "terribilmente bello". Quell'avverbio che nella letteratura anglofona è così sovente utilizzato per rafforzare l'idea positiva che segue, è qui invece da intendersi nel senso più stretto di tempi ossimoricamente orribili ed esaltanti insieme, e anzi, nei quali la bellezza è intrinsecamente connessa e conseguente all'abbrutimento stesso. Di fronte alla prospettiva di un neo-feudalesimo in cui le libertà e i diritti, già pesantemente attaccati, saranno definitivamente trasformati in concessioni, si apre lo scenario di una resistenza a oltranza, nella quale quel percorso di evoluzione personale, già sperimentato durante i ricatti legati al cosiddetto "vaccino anti-covid" (che non è né vaccino, né "anti"), non fa – lo constatiamo ogni giorno – che alimentarsi sempre più, non tanto come un fenomeno legato all'inerzia, quanto piuttosto come l'acquisizione di massa da parte di un corpo che è destinato a fagocitare sempre più energia. Ogni giorno è l'occasione per un approfondimento e una scoperta di nuovi concetti e nuove formulazioni, fino a ridescrivere l'intera costellazione dell'esistente.

    Ma c'è spesso, in questo virtuoso procedere (e, scopro, non solo per me) la riscoperta di un incontro particolare, affascinante; più di vent'anni fa, ho conosciuto un uomo la cui voglia di capire, oltrepassare le convenzioni accademiche più stantìe e polverose, lo ha portato a ragionare in modo originale e, a primo acchitto, bizzarro. Col piglio del giornalista d'inchiesta, che fiuta tracce di cold-case vecchi anche milioni di anni, egli riporta intuizioni e prove documentali, appannaggio di una comunità di scienziati e storici messi ai margini dell'ufficialità, capaci di narrare una realtà diversa e ridelineare una storia, più o meno antica, talvolta inconfessabile.

    Peter, questo il suo nome, ha scritto saggi che sembrano a metà tra la narrativa e la letteratura scientifica (anche in questo un originale, un innovativo), frutto, a ben vedere, di una mente brillante che è riuscita a travalicare i confini statici della nozione acritica, per aprirsi alla dinamicità dell'immaginazione. I libri di Peter, una cinquantina di anni fa, sono circolati e passati sotto gli occhi di molti: eppure – questo è un quesito amaro – sembrano non aver lasciato traccia nelle coscienze; un fiume è passato, con una forza d'impeto capace di spazzare vecchi orientamenti e convenzioni, ma la sua forza dirompente si è presto esaurita, come una fiumana, senza lasciare memoria del suo passaggio. Dunque, la stessa marginalizzazione di idee e teorie che Peter documenta, finisce, dopo un entusiasmo iniziale di pubblico, per diventare cifra e destino del suo stesso lavoro. Chi ha letto quei libri, e saranno molti, una volta che si ritrova con dei figli in età scolare, non passerà ad essi alcuna informazione, anche solo a titolo di curiosità, di ciò che diversamente ha avuto la possibilità, grazie a Peter, di apprendere. I bambini degli anni '70 e '80 sono affidati completamente ai programmi scolastici, e i genitori non si sognano nemmeno di integrare quanto i figli imparano con ciò che hanno trovato in quei saggi. Non hanno assorbito nulla. Il bagaglio di Peter si perde, o meglio, si disperde.

    La divulgazione, specie quella televisiva di Piero Angela svolge un duplice e contrastante ruolo: da una parte, cerca di trasmettere una mentalità scientifica basata sulla certezza delle prove, e ciò ha indubbiamente una sua fondatezza e un suo merito, specialmente ricordando quanto, ancora in quegli anni, fosse diffusa la mentalità superstiziosa legata ai "maghi", agli amuleti e alle "fatture". Dall'altra, però, fornisce una narrazione ben e pre-confezionata, senza riportare l'interferenza di elementi di contrasto e perplessità che invece esistono e che dovrebbero trovare voce in un confronto proficuo. La comunità scientifica da lui descritta è compatta e concorde; in effetti, come abbiamo detto, gli studiosi disallineati sono già messi "al bando", e quello che passa è un sapere scientifico del tutto coerente, senza discrepanze. Al pubblico giunge una narrazione apparentemente più che soddisfacente, per certi versi rassicurante, priva di grosse lacune o contraddizioni. Il cammino evolutivo dell'uomo, ad esempio, è raccontato come chiaro e lineare, e nessuno smentisce. Parimenti, laddove la Bibbia riporta frasi, non tendenziosamente contestualizzate, relative a giganti o a "figli di Dio" che si uniscono "alle figlie degli uomini", nessuno alza un dito per proporre una domanda.

    Il mondo descritto da Peter è diverso, ma soprattutto integra aspetti che non possono non pungolare interesse e senso critico. Peter è stato quasi dimenticato, eppure ha gettato dei semi che hanno continuato a germogliare, faticosamente, lentamente, nell'oblìo generale delle sue preziose parole. Qualcuno ha continuato a leggerlo, a farsi contagiare dagli interrogativi e dai dubbi. E ha prodotto frutti che vanno oltre la sua storia; un passaggio di testimone, che evolve in desiderio di scoperta sempre maggiore, e in risultati che giovano di tempi ora più maturi, in cui nuovi approcci alla fisica riscrivono concetti, e aprono scenari incredibili ma plausibili.

    Come dicevo, ho incontrato Peter più di venti anni fa, e devo ringraziare la conversione al cristianesimo di un'amica; presa dall'esigenza di disfarsi di tutto ciò che non era congruente al nuovo approdo spirituale, si è liberata di un sacco di libri, che mi ha messo a completa disposizione. Ognuno ha il suo percorso: lei ha scelto la Chiesa, la resilienza, il vaccino, e forse anche la pìetas pro-Ucraina; io ho da subito sviluppato gli anticorpi della resistenza, e non vi è filosofia al mondo che possa darmi una tale tranquillità da farmi star seduta su qualcosa; il mondo è troppo avventuroso, "terribilmente bello" e bisognoso di coscienze vive per non combattere per giuste cause. Vedendo poi come l'impegno di Peter abbia dato frutti che hanno travalicato lui stesso, ciò è la riprova che non siamo qui inutilmente, e che inutile è solo la più incolore accondiscendenza. A ben vedere, quello di Peter non è stato il prosciugamento di una fiumana, come nelle campagne secche e riarse della Sicilia, ma piuttosto lo sprofondarsi di un fiume carsico, foriero di bacini e risorgenze insospettati, indomiti.

   Ogni documentario in cerca di mistero, ogni rivelazione di aspetti inquietanti o sconosciuti del passato recente o remoto, porta sovente con sé il contributo di Peter, senza che lo si citi apertamente. Anche chi non ne conosce il nome lo ha incontrato, in qualche modo. Peter è ovunque vi sia ricerca indipendente e anti-accademica, ovunque vi sia la possibilità di riscrivere qualcosa, ovunque vi sia una contraddizione e, conseguentemente, un'intuizione.

    Ovunque vi sia curiosità e libertà, Peter Kolosimo è lì.

   

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