LA PATRIA (II): I PADRI

 



LA PATRIA

PARTE II: I PADRI

   Il concetto di Patria è assai diverso da quello di Nazione: basta andare alla radice dei termini. Sempre bisogna analizzare le parole se si vuol comprendere. "Patria" è letteralmente "la terra dei padri"; "nazione" è "la terra in cui nasci". Non è detto che ci si identifichi nella terra natale, se si sente un'appartenenza culturale diversa: è il caso del Sud-Tirolo, che non si sente parte dell'Italia e infatti vi si parla prevalentemente una lingua diversa. La lingua è il primo elemento unificante di un popolo. Nella lingua, ho già avuto modo di scrivere, sta la struttura logica che sostanzia il ragionamento, la filosofia; non solo, vi è la struttura storica che sostanzia l'identità, perché i termini sono la risultante di una stratificazione che riesce spesso a restituirci un percorso. Dunque la nazione è una entità tecnico-burocratica che serve a certificare un'appartenenza giuridica, ma l'anima di un popolo risponde al sentimento di patria, che rappresenta un'adesione spontanea dello spirito ad una comunità affine nelle radici e nella volontà di riconoscersi, all'occorrenza, fratelli.

   Il senso della patria comporta la responsabilità verso i posteri nel rispetto degli avi, il senso collettivo dell'esistenza, e l'eventualità dei sacrifici; la consapevolezza del peso di ciascuno nella collettività porta ad espandere il senso di appartenenza e di responsabilità dal recinto intorno a casa ad una realtà ampia e composita accomunata dal passato e dalla sorte comune.

   In momenti storici in cui la sofferenza mette a dura prova l'intera nazione ecco che lo spirito unificante della patria dovrebbe chiamare a raccolta la popolazione, che lì si riscopre popolo. Quando il nemico è esterno risulta più facile ritrovare la bandiera; quando il nemico è interno, come nel caso dei nostri governi proni all'anglosfera e ad un'Europa matrigna e avida, la pianificata settorializzazione del disagio con cui imporre le misure più indigeste, farà emergere la miope legge dell'individualismo, a scapito di una solidale e corale autodifesa.

   Gli italiani soffrono notoriamente di amnesia storica, che li rende più sprovveduti e meno coesi; ma chi non ha antenati non ha posteri. Non c'è patria senza memoria. Non c'è futuro senza memoria. Lungi dalla retorica pesante e tronfia delle dittature e delle propagande, il senso della patria non è un'esaltazione. È un misto di riconoscenza, amarezza e amore, nell'impegno tuttavia ad un miglioramento, necessario nella storia, nella civiltà.

   In una terra come l'Italia, è la gratitudine che tributiamo a chi ci ha preceduto, regalandoci, oggi, un paesaggio in cui la fatica e l'ingegno delle comunità, da quelle montane a quelle costiere, ha armoniosamente dialogato per secoli con la maestria dell'architettura e con gli spazi naturali preservati. È nel sapore dei nostri cibi e nella cura delle madri. È, essenzialmente, nella bellezza. Sappiamo che l'opera dei nostri avi, col sacrificio del lavoro, tra guerre e ingiustizie sociali, è ancora tangibile e le si deve rispetto. Il nazionalismo divide, il patriottismo unisce. Lo spirito patriottico è stato alimentato e mantenuto fintanto che si è dimostrato funzionale alle condizionanti politiche dell'anglosfera (che hanno anche determinato l'unificazione italiana). Nel secondo dopoguerra, pochi maestri elementari insegnavano ancora l'inno d'Italia, l'inno dei Bersaglieri, o "La leggenda del Piave"... Oggi nessuno. E non si insegnano più l'italiano e la storia, non a caso. Non si insegna più quale prezzo abbia la libertà e nemmeno più che cosa essa sia.

   Matteo Brandi, tempo fa ha letto l'inizio di un sussidiario per le Elementari del... 1886! Ha la passione per i vecchi testi, come me. Si intitola "Elementi di Geografia e Storia – La Toscana". Inizia con l'epigrafe "Ignorare le patrie istorie è lo stesso che rimanere sempre bambini". E l'incipit è questo: "Il luogo dove nascemmo, dove fummo allevati e dove abbiamo tutte le ricordanze prima tanto soavi ha diritto al nostro amore, ma per Patria non deve intendersi solamente la città o il paese che ci dette i natali; poiché al di là dei nostri monti e delle nostre valli ci sono altre città, altri villaggi dove abita tanta gente che parla la nostra lingua, ha con noi comuni le memorie, gli affetti, le sventure e le speranze. Perciò il luogo dove nascemmo non è che una piccola parte di quel gran Paese che è veramente la nostra patria, e che ha il diritto alla nostra affezione, ai nostri sacrifici e magari al sacrifizio della vita quando a ciò non ne derivi il suo bene. Essa è un Paese dal cielo limpido, dal clima dolce, dal suolo fecondo e dal nome Italia."

   Gli echi del Risorgimento risuonano di un timbro sentimentale e forse fin troppo appassionato, in ogni caso scevro di quell'aggressiva esaltazione che utilizzerà la retorica fascista e ben lontano dallo sterile e pernicioso indottrinamento che l'Unione Europea ci propina per renderci estranei a noi stessi.

di Sara Lunghini

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