LA PATRIA (III): IL TRADIMENTO DEI PADRI





LA PATRIA

PARTE III: IL TRADIMENTO DEI PADRI

I TRADITORI

   Nella prima parte ho parlato di "tradimento". Esso, in merito al nostro argomento, ovvero la Storia e il Paese, si adopera nei confronti dei padri ogni qualvolta si dimentichi, si cambi o si strumentalizzi il passato, per smemorare o sviare le menti dei giovani, di chi prepara il futuro; una simile operazione somiglia allo spargimento del sale sulle terre sconfitte e offese, come quelle di Cartagine sotto la furia dei Romani. Tale isterilimento si perpetua lentamente: nel caso italiano, a partire da quelle politiche post-belliche che, sotto la regia di persone come Kissinger, referente di figuri come Soros o Licio Gelli prima (e di tanti altri), hanno mirato espressamente all'impoverimento culturale e alla sudditanza economica di una colonia, noi, altrimenti troppo competitiva.

   Dal 1981 si è avuto il divorzio tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro che ha prodotto effetti negativi. Un'accelerazione di quei processi che hanno visto una significativa perdita di sovranità (che comunque non è mai stata posseduta pienamente dall'Italia) si è avuta poi circa 10 anni dopo con "Mani Pulite", e i governi seguìti a tale operazione. Sempre nel 1992, un evento si ricorda come un preciso tradimento: la mano sui conti correnti degli italiani per decisione di Amato, difesa dalla Consulta. Ora "questo qui" è alla Corte Costituzionale. Il tradimento continua...

   Ma la nostra schiavitù viene da lontano. Per parlare di quei trattati che più di altri ci hanno condizionato, ricordiamo quelli da Cassibile (1943) in poi: una resa incondizionata a seguito della quale ogni organo dello stato non è mai stato espressione di una vera autonomia decisionale, e dove perfino la Mafia è stata normanlizzata e protetta (Trattato di Parigi, 1947). E ci stupiamo se Falcone e Borsellino sono morti? Ci stupiamo della strategia della tensione da Portella della Ginestra ('47) a tutte le altre stragi?

   Ne "La crisi della democrazia" della Trilaterale (1975) si parla della necessità di non far seguire ai ragazzi i propri talenti e le proprie inclinazioni, ma di instradarli ad una omologazione funzionale al sistema economico (e politico): vi si sottolinea come "certi individui e gruppi" debbano essere ridotti "all'apatia e al disinteresse". Suggerimento perfettamente attuato con l'operazione Bluemoon: spargimento a man bassa di droghe, per creare un popolo di disadattati inebetiti, con la collaborazione di Forze dell'Ordine e Massoneria. Si sbaglia a credere queste concezioni roba passata: errore madornale! Il progetto è partito da lontano per fermarsi solo al raggiungimento dell'annichilimento totale, che è ora in atto. Basta analizzare i nomi che compaiono nel testo citato. L'introduzione è di Giovanni Agnelli, che più tardi, con la Associazione Treellle, suggerirà quelle riforme scolastiche che hanno mortificato negli ultimi anni la nostra scuola, come il Piano Scuola 4.0, nonché quei modelli di indottrinamento e asservimento come il Life Long Learning. L'effetto di queste impostazioni didattiche è tristemente visibile nei nostri giovani "elementarizzati": dislessici, psicologicamente deboli, cognitivamente scadenti, culturalmente limitati. Tornando al testo in esame, la prefazione è di un tal Brzezinski, che si è ampiamente adoperato contro l'Eurasia, prefigurando perfino un passaggio al multipolarismo in vista di un nuovo monopolio anglo-statunitense. Anche un certo Mario Monti ha militato nella Trilaterale. Il suo contributo, come quello di altri Presidenti del Consiglio (e Presidenti della Repubblica) militanti in analoghi alvei d'influenza, ha portato al compimento, oggi, del progetto "Rinascimento Italiano" della P2. Tutti, in un modo o nell'altro, hanno aderito a quel progetto, benché talvolta fossero entrati nel Parlamento grazie a ben più "onorevoli" professioni d'intenti: quando l'inganno parte dalla stessa attribuzione d'un titolo!

..."Ignorare le patrie istorie è lo stesso che rimanere sempre bambini"... abbiamo letto.

   Certamente, se nella seconda parte di questo articolo abbiamo riportato un passaggio significativo di un libro di testo del 1886, ecco allora un testo per le Scuole Medie di oggi, e capiremo perché i nostri ragazzi non abbiano più un'appartenenza, estraniati dal senso della storia, dal diritto alle proprie radici, dalla prospettiva di un futuro. Piante strappate dalla terra, nomadi, senza identità storica, familiare e perfino sessuale. L'Agenda 2030 detta queste righe, dal titolo (che è tutto un programma): "UNA FORTUNA CHIAMATA EUROPA".

   Leggiamo: "L'Unione Europea è una realtà che ci identifica. L'Unione Europea vuol dire maggiori tutele su alimenti, medicine, sull'aria che respiriamo, fondi per aprire un'impresa o portare avanti una ricerca, aiuti dopo i disatri naturali e l'elenco potrebbe continuare a lungo. All'Unione Europea dobbiamo molti vantaggi che diamo per scontati".

   "L'elenco" che "potrebbe continuare a lungo" mi pare non sia altro che quello delle fandonie.

   Sotto la falsa bandiera dell'inclusione, dell'ecologia, della comodità, o sotto lo spauracchio dei virus o dei cataclismi, si plasma un'adesione acritica a modelli distruttivi di sviluppo, di relazioni, di tecnocrazia, o di divisione sociale. L'Unione Europea rappresenta il manuale per distruggere un Paese con tutto il continente!

   L'attacco alla terra così come all'acqua ne sono gli esempi più evidenti. E si sommano alle già pianificate offensive alla proprietà, all'informazione, alla salute e all'identità in tutte le sue declinazioni.

   Per capire quale tradimento si configuri nel colpire la terra, non basta pensare al cibo. Coltura è cultura. Dobbiamo pensare alle nostre campagne: intervallati da boschi e punteggiati da centri abitati che paiono chiedere, nella loro struttura, una vita a misura d'uomo, i campi che vediamo hanno conosciuto la zappa e l'aratro dei nostri nonni, bisnonni, trisnonni..., veri creatori del nostro Paese. I contadini sono i pittori dei nostri paesaggi. E forse sarebbe il caso di ricordare che i contadini sono anche stati i nostri più valenti soldati, vittoriosi con gran sacrificio della Prima Guerra Mondiale. Dai campi alle trincee: 600.000 morti.

   In questo gioco perfido dei poteri nascosti, che divide, sobilla, vessa, obbliga, impone e vieta, la memoria storica vacilla e prendono forza le tentazioni meno virtuose: l'illusione di cavarsela e l'indifferenza, l'ubbidienza e la delazione. L'ipocrisia dei giustizialisti si fa strada. Finti patrioti che tradiscono il senso della nostra civiltà.

   Ho sentito qualcuno acclamare la Bolkenstein che avrebbe il merito di riequilibrare i guadagni troppo facili dei balneari, beneficiari di concessioni irrisorie. Mi chiedo: quale miopia rende preferibile la predazione del lavoro agli italiani da parte delle multinazionali all'eventuale innalzamento di una concessione?

   Vedo aumentare alcuni episodi di delinquenza, mentre una selva di telecamere pare non funzionare. Mi chiedo: quale cecità rende preferibile il controllo digitale e "di vicinato" a una forma di "aiuto di vicinato"?

   Apprendo sui notiziari di qualcuno che, in una situazione in cui il proprio Paese soffre insulti e affronti un giorno sì e l'altro pure, si dà tanta pena di difendere qualche altra democrazia, ora l'Egitto, ora l'Ucraina, ora qui, ora là. Mi chiedo: quale strabismo porta a preferire la salvaguardia di un Paese straniero alla difesa del proprio? Ma è davvero altruismo, o c'è qualcos'altro? Qualcuno ha spiegato a questi signori tanto volenterosi che in Italia il daffare non mancherebbe per difendere la democrazia ormai agonizzante? Qualcuno può spiegare, a chi mette lo striscione con la scritta "Verità per Regeni", che bisognerebbe sapere la "Verità su Regeni"? Lui, Zaki, la Salis: benpensanti "esportatori" della democrazia che mai vorrei avere tra i piedi.

   Così come non esistono i patrioti a prestito, non esistono nemmeno delatori benintenzionati. Una provvidenziale impennata della delinquenza rende apparentemente prezioso il loro contributo di "patrioti coscienziosi"; tanto coscienziosi che, una volta incamerata ogni pedissequa conformità alle più svariate ingiustizie legalizzate, essi si faranno alfieri del rispetto dei codici e dei più improponibili dippicciemmìni, fino a denunziare il vicino per l'innaffiatura vietata o per il barbecue proibito.

   Eh, ma qui ecco che forse casca l'asino. Per tenere in pugno la catena di comando, si svuota di potere il Parlamento di 600 teste a favore di un Premier, e 8.000 Comuni a favore di 20 Governatori, ma per controllare 60 milioni di cittadini servono, in paesi e città, tanti zelanti "referenti" di zona che li dovranno controllare e segnalare alle Forze preposte. È chiaro: al Premier e al Governatore non potremo mai arrivare per rivalerci di angherie e soprusi: il Presidente della Repubblica è arrivato a dichiarare illegittima una Commissione d'inchiesta pur di difendere i correi. Ma il piccolo boss di zona che ci spierà e romperà i coglioni, che starà a controllare che non laviamo l'auto, che non facciamo grigliate e che, in caso di pandemia, siamo ligi ad ogni strampalato protocollo, ecco, quel soggetto lì sapremo sempre chi è, nome e cognome, e avremo sempre ben presente dove abita, via e numero civico.

LA PATRIA E IL PATRIARCATO

   Il progetto transumanista che vorrebbe impiantare una forma di governo globale basata su un neo-feudalesimo tecnocratico, in cui la sudditanza è disciplinata in ogni aspetto della vita dalla digitalizzazione, è portato avanti da una classe dominante che, in contraddizione con l'apparente razionalismo delle teorie propugnate, segue una forte suggestione esoterica.

  In effetti, l'approccio, come detto, è solo apparentemente positivista; basta analizzarlo per capire che si tratta di uno scientismo dogmatizzato, quindi irrazionale.

  Espressione diretta dei potentati apicali sono spesso fatti oscuri che hanno significato simbolico e si prefiggono una destabilizzazione più subliminale e profonda di quanto pensiamo.

   L'attacco al patriarcato si pone probabilmente su questa linea.

  In un articolo che pubblicherò il 14 febbraio affronto la questione in modo approfondito e svelerò come essa sia pretestuosa.

   Qui basti dire che le conclusioni ci portano a supporre la pervicace volontà di attaccare quel "PATER" che è radice storica e identitaria tanto dei singoli quanto di una nazione. Per cui, anche e perfino sotto l'aspetto apparentemente civile della lotta ad un'ingiustizia sociale, si nasconde quasi certamente il progetto di un allontanamento e una disaffezione tra individui che sgretoli i rapporti familiari e, con essi, abbatta la concezione stessa di patria, che altro non è se non estensione virtuosa e responsabile proprio dell'affezione e della cura che nutre la famiglia, i bambini, il futuro.

   Si vuole un popolo demotivato, ignorante e apatico; arrendevole alle scelte propinate, incapace di porre un argine alla schiavitù in pericoloso avvicinamento. I potenti burattinai che si nascondono dietro l'opera della politica oppressiva e corrotta non vogliono si abbia memoria di chi storicamente siamo: apprenderemmo, riscoprendolo, del nostro insindacabile valore, del nostro considerevole contributo, del nostro peso assoluto e del nostro irrinunciabile diritto a preservarci, per il bene nostro, dei nostri figli, della civiltà tutta.

di Sara Lunghini

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