CONVERSAZIONE con LUCA PAOLI
CONVERSAZIONE A BRIGLIE SCIOLTE FRA AUTORI CHE HANNO CONOSCIUTO I TEMPI LENTI
di Roberto Giorgetti
Gli stenui difensori della saggistica hanno tutto il mio rispetto, ma solo finché non derubricano il romanzo a qualcosa di fine a sé stesso. A mio avviso, il romanzo è paragonabile a un grappolo d’uva dove la trama assolve alla funzione del raspo incaricato di sorreggere e collegare gli spunti di riflessione, ovvero gli acini. E questo deve saperlo bene Luca Paoli, dal momento che di acini ha infarcito l’intera narrazione.
Nella sinossi di Prima che arrivi l’alba è scritto che il romanzo si svolge tutto in una notte... tutto in una notte sì, ma al netto delle retrospettive con le quali l’autore gioca molto e lo fa con grande maestria. Quante volte, leggendo, abbiamo la sensazione che i flashback siano stati incastrati a forza col solo scopo di spezzare l'effetto cronaca? Altre volte, capita d'imbattersi direttamente in dei veri e propri diari, elenchi di avvenimenti disposti in ordine cronologico spacciati per romanzi. Luca Paoli, invece, usa le retrospettive dapprima come sedime su cui edifica i personaggi e, poi, come veicolo su cui porta il lettore a spasso nel tempo per farglieli conoscere.
Nato, artisticamente parlando, in radio, Luca Paoli giunge alla narrativa passando dalla poesia. Personalmente non sono in grado di comprendere come l’esperienza radiofonica possa influire sulla carriera del poeta prima e dello scrittore dopo, però posso dire che vestendo i panni del romanziere, il Paoli non ha perso il gusto della metafora. Sarà interessante parlare con lui della migrazione dalla criptica poetica - come ombelico del messaggio - ai dialoghi che richiedono la massima naturalezza espressiva; dagli spazi angusti imposti dalla ritmica della poesia alle praterie sconfinate della narrativa, dove tutto è concesso e nessun limite viene posto alla dovizia di dettagli.
Alle descrizioni dei luoghi in cui si dipana il romanzo, seppur con grande capacità di sintesi, è dedicata tutta la cura necessaria a far sentire il lettore immerso nell’atmosfera che l’autore, di volta in volta, vuole creare. Le ambientazioni, oltre a costituire parte integrante dell’ossatura che tiene in piedi la narrazione, hanno una funzione raffigurativa. Penso, per esempio, ai due protagonisti che, trasportati dalla corrente indomabile degli eventi, si ritrovano a elaborare l’introspezione panoramica nella propria esistenza in un motel chiamato Bellavista. Il resto lo fanno la dislocazione dei corridoi e delle stanze, le uscite sul retro che diventano vie di fuga e lo sviluppo della pianta a forma di “L”, con un braccio che si allunga sul viale principale e l'altro che sprofonda in un cortile senza sfondo (da non sottovalutare la finestra che dà un su un muro grigio del più triste e disadorno fra tutti i materiali da costruzione dopo l'anticorodal, il cemento armato). L’immagine che ne ricevo, manco a dirlo metaforica, è quella del transito terreno come la faticosa risalita alla sorgente percorrendo un labirintico cordone ombellicale fino a trovare, per l'appunto, la Risposta o la via di fuga (che forse coincidono)... fino a non capire più se fuga e ricerca sono sinonimi o contrari.
Sempre parlando del Bellavista, Luca Paoli racconta che "Eretto decenni prima con l’intento di diventare una meta esclusiva, aveva finito per cedere alla sconfitta...", definizione nella quale mi ritrovo come se un artigiano della più alta sartoria londinese me l'avesse cucita addosso su misura: eretto quasi sei decenni fa con un sacco di buoni propositi, sono finito con la barba bianca e una collezione di sconfitte che ci potrei aprire un museo. Ma questo è solo un fatto mio personale che non interessa a nessuno. In conclusione, tralasciando i generi horror e fantascienza che non mi riguardano, con Prima che arrivi l'alba la risposta alla domanda se nel Romanzo d'Autore, quello con la R e la A maiuscole, prevalga la fantasia o il tentativo di modificare la realtà, se il romanzo è il fine (a se stesso) o il mezzo, tale risposta, dicevo, si arrichisce di un nuovo tassello. Nel frattempo, finalmente, ho capito che anche la pioggia ha un senso... ma solo se camminiamo in due sotto lo stesso ombrello!
E così, menando il can per l'aia, siamo al punto in cui dovrei svelare qualcosa della trama... però... lo sentite anche voi, vero, questo rumore umido alle nostre spalle? È il passato che ci insegue; nessun altro ci insegue tranne il passato... è il tempo che altera tutto, dai nostri lineamenti al pigmento dei colori degli affreschi dei grandi artisti... tutto altera, tranne certi rari sentimenti che non sono scalfibili dal gocciolare dei minuti, dei giorni, degli anni... della vita... Forza, svelti... le pareti spoglie le riempiremo un'altra volta... no!, la scatola nooo... lasciatela perdere... prendete solo i cioccalatini!
“Perché basta anche un niente per essere felici, basta vivere come le cose che dici, e divederti in tutti gli amori che hai per non perderti, perderti, perderti mai.”
da “Canzone per Alda Merini” di Roberto Vecchioni
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