IL RISVEGLIO È ADESSO

 

Giusto sostenere che il cambiamento debba partire da ciascuno di noi, dalla nostra interiorità più recondita fino ai comportamenti quotidiani più scontati. Per fare ciò non basta però la coerenza a parole e nemmeno quella fattiva, serve che ognuno la smetta di essere parte indivisa del branco e si riappropri del diritto a essere individuo dotato di pensiero e capacità di ragionamento individuale (l'opposto di quello che recentemente, un sindaco della Piana, ha definito – confidandovi - "abituazione" nella speranza che la cittadinanza digerisca un disagio creato dal suo stuolo).

Purtroppo, ci siamo assuefatti a percepire come normalità qualcosa che normale non lo è per nulla; nostro malgrado ci siamo avvezzati a sentir parlare di sacrifici necessari per il nostro bene e ci abbiamo creduto, quando in realtà erano puntualmente necessari, sì, ma per quella che potremmo definire la nostra controparte. In altre parole, ci hanno addomesticati proprio come nell'esperimento delle scimmie, della banana e della scala (dottor Stephenson, 1967).

Gli esempi potrebbero essere infiniti; per non annoiare mi soffermo su quanto è successo negli ultimi anni nel mondo del lavoro. L'abbassamento dei diritti dei lavoratori, iniziato con la cancellazione di alcuni articoli conquistati con anni di rivendicazioni, ha avuto il suo culmine con un provvedimento chiamato "Job-act"; ci tengo a precisare che il legislatore, a mio avviso, è ricorso a un termine straniero non per depistare, bensì solo perché "Erezione a sistema del precariato nel mondo del lavoro" sarebbe stato troppo lungo, a tal punto da non stare tutto in una riga negli strilli fuori dalle edicole e... diciamocelo pure, anche un po' troppo realisticamente a doppio senso!

Lo scopo dichiarato dal buon Matteorenzi, esecutore materiale del provvedimento, era quello di fluidificare il mercato del lavoro al fine di rilanciare l'economia del Paese. In verità, se lo scopo fosse stato veramente quello, sarebbe bastato cancellare la burocrazia, dare certezze agli investitori (i comuni cittadini - con i loro seimila miliardi di risparmi - sono i primi investitori sul territorio) e alzare il potere d'acquisto delle famiglie. È sotto gli occhi di tutti, o almeno di noi che abbiamo conservato il coraggio di guardare e la capacità di ragionare in proprio, che è successo l'esatto contrario. Contratti a termine, contratti a chiamata e tutte le altre forme disumanizzanti di precariato sdoganate dal legislatore, non hanno fatto altro che deprimere l'economia. Erodere serenità e fiducia al ceto produttivo (nel significato più ampio del termine), per i giovani in particolare, è corrisposto all'espropriazione del diritto al futuro: incertezze, impossibilità materiale di accedere a un finanziamento o di accendere un mutuo si sono di fatto tradotti nell'impossibilità di metter su quei nuclei essenziali su cui si fonda la nostra piramide sociale: le famiglie.

Dunque, lo scopo genuino dei mandanti di Matteorenzi (che idDio gli renda il giusto merito), e di tutti gli altri capi di governo che si sono succeduti almeno negli ultimi quarant'anni (in un mio romanzo li ho sintetizzati in unico personaggio di fantasia dal nome Mario Netta), era quello di mettere in moto un volano che generasse dapprima incertezza e, a seguire, insicurezza per poi sfociare in solida paura di non farcela. E siccome niente succede per caso, il rinforzino (mutuando il termine da Amici miei di Monicelli) è arrivato con la sovrimportazione di disperazione, funzionale all'abbassamento del potere contrattuale della manodopera a ogni livello e in ogni settore. Se a questo ci sommiamo il terrorismo psico-pandemico, l'inpanicamento da riscaldamento globale, le varie para-emergenze - da quella climatica a quella energetica – fino ad arrivare all'ansia da Terza guerra mondiale (in un carteggio ho scritto che non ci sarà alcuna Terza guerra mondiale poiché il Potere ha capito che la paura del conflitto funziona meglio del conflitto armato in sé), il gioco è fatto: l'uomo, sentendosi in pericolo, tende a svestire i panni dell'individuo e a proteggersi confondendosi nel branco col quale si fonde, fino alla totale spersonalizzazione. Il branco diventa quindi esso stesso il soggetto unico e non più un insieme di individui: il branco si vestirà tutto allo stesso modo secondo i canoni imposti da quello strumento di annientamento (uomocidio) che hanno chiamato moda; il branco si comporterà tutto allo stesso modo anche quando il comportamento è irrazionale (caffè in piedi/caffé seduti è stato un test per saggiare la qualità del risultato ottenuto col Coso-19); il branco, senza pensare, penserà tutto allo stesso modo, ovvero come gli dice la TV (scusate il gioco di parole) e avanti tutta fino al "PUNTO DI (non) RITORNO"... e qui mi sovvien Francesco De Gregori: "Signor Mozzo, io non vedo niente - C'è solo un pò di nebbia che annuncia il sole - Andiamo avanti tranquillamente" (da "I muscoli del capitano"). Rimanendo in tema, "il futuro è una palla di cannone accesa e noi la stiamo quasi raggiungendo", ma se non puntiamo i piedi e alla svelta, faremo la fine del Titanic: il risveglio è adesso, prendere o lasciare! 

di Roberto Giorgetti




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