NON FARMI SENTIRE IN COLPA...
Scrivere una recensione è sempre un piacere, almeno per me che non lo faccio per mestiere e quindi posso permettere di scriverle solo se il libro mi è piaciuto. Non posso certo vantarmi di avere chissà quale esperienza in materia ma questa, sicuramente, è la prima volta che mi trovo a recensire non un romanzo e nemmeno una raccolta di racconti; non un testo di saggistica e nemmeno una biografia, bensì un manuale. Sì avete, capito bene: Isabella Vezzosi ha scritto un manuale... ma ne parliamo dopo... un attimo di pazienza, per favore!
In molti l'avrete già conosciuta come autrice e coprotagonista dello spettacolo teatrale “Muro, la storia di Lisa”, oltre che come scrittrice del racconto illustrato “Lisa e il muro arcobaleno”; io l'ho incontrata una decina d'anni fa - se non ricordo male in occasione di un'intervista - e da allora abbiamo avuto modo di collaborare in più di un'occasione. Quando ho aperto il manoscritto "Educare al rispetto e alla gentilezza - Prevenire bullismo e cyberbullismo" non mi aspettavo certo che, di lì a qualche minuto, mi sarei ritrovato rapito da un manuale di istruzioni per l'uso... o, per meglio dire, per la prevenzione; però, conoscendola, ammetto che Isabella non mi ha neanche stupito più di tanto.
Mi sono dunque immerso nella lettura, ma sarebbe meglio dire, ad assorbire un lavoro davvero lodevole, valorizzato dalla funzionalità fattiva di ogni singolo passaggio. Senza perdersi in orpelli o farciture con appiccicosa retorica, Isabella non si limita all'analisi del problema e punta al sodo, fornendo tutte le istruzione necessarie alla prevenzione del bullismo e a riconoscerne i sintomi fin dai primi germogli. Un manuale, dicevo, con spiegati tutti i trucchi del mestiere, là dove il mestiere è principalmente quello di genitori e di educatori; un manuale che fin dalle prime battute diventa il Manuale per imparare a riconoscere i fiochi e quasi impercettibili segnali d'allarme, a intepretare correttamente messaggi spesso nascosti o confusi, a comprendere la gittata dell'offesa e a dosare il fuoco di contenimento con tutta la delicatezza che la circostanza richiede.
Senza nulla togliere al dramma personale delle singole vittime e relative famiglie, prendo atto che il bullismo è una malattia sociale che colpisce in età giovanile. Sarebbe però un gravissimo errore salvare gli adulti come se ne fossero totalmente immuni, poiché vi si trovano doppiamente coinvolti: a monte come vettori del potenziale contagio (dispensando pessimi esempi) e a valle come vittime collaterali (già questo devrebbe fornire la misura dell'importanza di quest'opera).
A monte, il comportamento dei giovani è influenzato molto più dagli esempi concreti ricevuti dai grandi che dalle lezioni impartite. Una sola mancanza di coerenza nel comportamento di chi avrebbe la responsabilità di dare il buon esempio, manda al macero milioni di buoni propositi a parole.
A valle, quello che in età scolare si chiama bullismo, nel mondo del lavoro prende il nome di mobbing per diventare in politica addirittura metodo di stampo mafioso; non è poi del tutto inconsueto che mondo del lavoro e politica si accoppino dando vita al clientelismo... ma questa è un'altra questione e ne parleremo davvero in un'altra occasione. Per adesso, mi accontenterei di essere riuscito a stimolare una briciola di riflessione sull'impatto che ha il bullismo sulla serenità sociale, di conseguenza sull'importanza di "Educare al rispetto e alla gentilezza - Prevenire bullismo e cyberbullismo".
Un libro non può cambiare il mondo, siamo tutti d'accordo, ma può innescare quella rivoluzione culturale che lo migliori partendo dal rovescimento dei concetti: l'errore non più inteso come fattore che definisce la persona in senso negativo, ma la varibile che ne accresce il bagaglio esperenziale; il saper ascoltare, già di per sé valore estremamente raro, trasformato in arte dell'ascolto; andare oltre la sindrome da giudizio altrui che ci porta a minimizzare tutto ciò che andrebbe amplificato... e viceversa; coltivare l'autostima a discapito del senso di colpa (tanto caro a molte religioni ma spesso non disdegnato da educatori e genitori inconsapevoli del male che stanno facendo); avvalorare il concetto che l'arroganza non è la caratteristica del duro ma il rifugio in cui il bullo tenta di nascondere le proprie debolezze; non impartire ordine ma proporre obiettivi... e qui mi fermo; Isabella invece no, lei va avanti con un lungo elenco di frasi di uso comune, riproposte al lettore nella giusta formulazione a scopo di prevenzione: vi invito a soffermarvi su ciascuna, una per una.
Io concludo qui, ma non prima di riportare due passi del libro che mi hanno colpito sulla ciccia viva e quasi affondato: un consiglio universale della dottoressa Samuela Savini e un esortazione della stessa Isabella Vezzosi che vorrei sentir ripetere come un'eco che si perde nell'infinito...
"Scrivi, se le parole a voce non escono. Non ti chiudere dietro un muro. Meriti di essere ascoltato e di stare bene. Questo è il passo più difficile, ma è da sempre il più rivoluzionario: rompere il silenzio." (Samuela Savini)
"Non farmi sentire in colpa"... non farmi sentire in colpa... non farmi sentire in colpa... non farmi sentire in colpa... non farmi sentire in colpa... non farmi sentire in colpa...
Grazie Isabella!!!
di Roberto Giorgetti


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