EPHPHATHA - Le Scintille dei Miracoli di Monica Brogi
"Non mi vedono? / Ma i bambini e i cani mi vedono! / Forse perché sono seduta per terra alla loro altezza?"
No carissima Monica; se posso permettermi, non credo a una questione di altezza in quel senso, ovvero la distanza degli occhi dal suolo misurata in centimetri sul piano verticale. Penso piuttosto a un fatto di purezza. Il gradino che si forma fra i diversi livelli di purezza diventa un inciampo alla comunicabilità, fino a diventare un ostacolo insormontabile. I cani sono esseri puri; la purezza dei bambini non è ancora stata contaminata.
Ho voluto inziare il mio parere sul Ephphatha con una citazione - una fra le infinite meritevoli di menzione - alla quale ho risposto immaginando di rivolgermi direttamente all'autrice... e a proposito di citazioni, vi racconto una cosa. Conoscendo il valore letterario delle opere di Monica, ho cominciato la lettura armandomi diligentemente di penna e quaderno per gli appunti, sapendo che alla fine avrei voluto scriverle una recensione; la fine è arrivata a notte ormai fonda, ma di appunti nemmeno l'ombra. I vortici della sottana leggera che svolazza mentre la donna che la indossa, bagnata dalla luce fioca dei lampioncini, danza e ride zampillando scintille su un lungomare qualsiasi in una tenera notte d'estate, mi hanno risucchiato in un'apnea dalla quale ho ripreso fiato solo quando la lettura era giunta alla parola fine. Ma nessun rimpianto: Ephphatha meritava di essere goduto così, con la barba bagnata di lacrime e senza interruzioni... come non può averle un lancio col paraducate. Alla seconda lettura invece gli appunti sono arrivati: mezzo quaderno!
Mi sono reso conto allora che ciò che stringevo fra le mani, senza riuscire a posarlo pur avendolo già letto due volte, non si può chiamare libro né romanzo, non è una favola e nemmeno un racconto, non è un diario e non è un'autobiografia... Ephphatha "è il miracolo che accade quando qualcosa si dischiude. / Anche per poco. / Anche solo per adesso"; è la pagina che manca a tutti i vocabolari per definire il significato dell'atto (e dell'invito) che dovrebbe prevalere su tutti gli altri, ma che forse è finito per diventare anche il più trascurato: VIVERE!... vivere come le cose che dici, vero Alda Merini?... che solo a nominarti mi tornano le lacrime: "Vivere, perchè basta anche un niente per essere felici, basta vivere come le cose che dici e dividerti in tutti gli amori che hai per non perderti, perderti, perderti mai." Ancora: vivere conoscendo i punti fondamentali della mappa e il valore dell'ascolto; vivere sapendo che non c'è errore e che, mentre il giudizio sbraita perché ha questo brutto vizio, la strada si fa approdo su cui mettersi in salvo anche dal dolore immobile.
Non vorrei fare paragoni, ma mi è capitato di leggere dei parallelepipedi (non saprei come altro definirli) di 800 e passa pagine e alla fine chiedermi qual è il senso di tutte quelle parole messe in fila: carta, inchiostro, punteggiatura, cartone per la copertina... e ancora stampa, rilegatura, distribuzione, scaffale, polvere... magari anche una trama, perché no, ma il significato è una cosa differente dalla trama. Arrivato ai "titoli di coda", al lettore dovrebbe rimanere qualcosa di più del racconto di una storia ordinaria, uguale ad altri milioni di storie egualmente ordinarie. Poi arriva Monica Brogi e ribalta la questione come fosse una frittata, dimostrando che nella modica quantità di pagine può starci dentro l'infinitamente grande: Ephphatha, se fosse un rally automobilistico, non avrebbe percorsi di trasferimento ma solo prove speciali. Monica non spreca una sola scintilla d'inchiostro in corridoi di parole che conducano da una narrazione all'altra, poiché tutto è essenziale, necessario e interconnesso direttamente con la naturale linearità e la semplicità di chi intende farsi capire... e qui il cerchio si chiude da solo, riportandoci alla purezza iniziale.
Al lettore, e Monica lo sa bene, non può rimanere solo il ricordo di ciò che ha letto; attraverso la lettura deve maturare un'esperienza. Se alla fine il lettore non è cresciuto, se il libro che ha appena chiuso non lo ha minimamente cambiato, allora quel libro ha fatto solo intrattenimento. Ephphatha no; Ephphatha cambia la percezione e l'interpretazione di quando di più comune abbiamo intorno, a partire dal vuoto, in cui nessuno si perde e chi vi entra vuole rimanervi perché è la Possibilità, a "un marciapede, uno scalino, una panchina una sedia prestata da un negoziante. / Ogni luogo diventa salotto"; ogni luogo, se ti siedi per terra e lasci che accada il Miracolo di Ephphatha, diventa il mondo che vorresti: apriti al vuoto!
La prossima volta che mi capiterà di passeggiare di sera lungo il mare, so che sentirò il vento urlare “Je m’appelle Monique. Je m’en fous!”; se nel frattempo avrai letto Ephphatha lo sentirai anche tu... insieme alla chitarrina, ai canti, ai balli, alle favole, alle giravolte e alle Scintille dei Miracoli!
di Roberto Giorgetti
"... Sono qui... Ti voglio bene... Coraggio!"


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