L'ULTIMA PROMESSA di Enrico Anichini - recensione
Dovessi descrivere L'ULTIMA PROMESSA con due sole parole, un sostantivo e un aggettivo, almeno dal punto di vista di chi per hobby perde tempo a scrivere recensioni che nessuno leggerà, lo definirei "parete liscia".
La stesura di un romanzo presuppone dei canoni sia per quanto riguarda i ritmi narrativi (incipit, collocazione nella trama delle nozioni necessarie, salita fino al climax e discesa alle conclusioni, epilogo), sia per quanto riguarda la costruzione tridimensionale e familiarizzazione con i personaggi. Insieme alla morale dichiarata e agli occulti spunti di riflessione lasciati all'interpretazione soggettiva del lettore, i canoni di cui sopra costituiscono le regole che nessuno (per fortuna) ha mai scolpito su una pietra, cosicché ad ogni autore è lasciato il libero arbitro di conoscerle per rispettarle oppure conoscerle per infrangerle; disconoscerle non è ammesso! La violazione di anche solo una di quelle regole - solitamente ma non è una regola (mi si passi il gioco di parole) - diventa l'anomalia, la crepa nella parete liscia che il recensore ricerca nel manoscritto per infilarvi le dita e iniziare a tirarsi su per buttar giù la recensione. Non è il caso di Enrico Anichini, autore di un romanzo che rispetta alla lettera tutti i principi fondamentali del Manuale-non-scritto del Buon scrittore.
Eccomi dunque, scalzo e a mani nude, di fronte alla difficoltà della parete liscia... e ai due soggetti del romanzo.
Il soggetto dichiarato, che farà da filo conduttore all'intera narrazione, è il fortissimo e reciproco legame affettivo fra i due protagonisti in chiaro. Saranno loro i compagni di viaggio che non lasceranno mai da solo il lettore per tutto il dipanarsi della storia, sapientemente sviluppata a cavallo del presente evitando il formarsi di discrasie fra il racconto di fantasia e la realtà, tanto fastidiose quando si esula dalla fantascienza (che io notoriamente non sopporto).
L'altro soggetto, quello velato ma determinante nel dare valore all'opera, è l'assenza... presenza che si ripresenta sotto almeno ben tre diversi aspetti. Dagli intrecci fra i due soggetti (legame affettivo e assenza) zampillano gli infiniti spunti di ragionamento offerti al lettore.
La prima assenza, azione volontaria, compare immeditamente dopo l'incipit tracciando la direzione all'intera vicenda, oltre a tirare in ballo la geometria: per determinare un piano servono almeno tre punti. Esportando il concetto alle relazioni umane, quando a un contesto sociale viene a mancare un elemento su tre, questo rischia di perdere stabilità come una gru che perde il contrappeso o un pilota d'aereo che perde la linea dell'orizzonte. Sarà da questa assenza che i protagonisti, chiamati a imparare dalla mancanza, si salderanno in un abbraccio affettivo che non si allenterà mai più. Il resto lo faranno proteggendosi in una quotidianità ripetitiva e quasi ossessiva, indispensabile al mantenimento della stabilità. Al lettore rimane il compito di riflettere sul coraggio: ne serve di più per scappare o per restare? Quello che è certo è che la prima assenza non troverà mai un coraggio definitivo; infatti la coglieremo ancora, presente dietro le quinte, intenta a non perdersi una sola scena!
La seconda assenza, involontaria, compare quando la narrazione travalica oltre l'epoca contemporanea. Oltre che nel futuro, stiamo andando verso il climax; fino a questo momento i protagonisti hanno agito forti dell'allenamento dei muscoli spirutali a cui la vita li aveva obbligati. Adesso però l'autore è costretto a cambiare registro, facendo passare i protagonisti dall'azione (scelta consapevole) alla reazione (scelta inconsapevole): d'ora in avanti il legame affettivo non detterà più le scelte, ma si rivelerà determinante nel fronteggiare l'imponderabilità della sorte. Da tutto ciò la scienza ne uscirà accresciuta ma anche la grande sconfitta.
La terza assenza, reazione volontaria, insegna al lettore che il verbo più potente di tutto il vocabolario è "scegliere"; nel frattempo siamo giunti all'epilogo e dunque non aggiungo altro lasciandovi alla lettura del romanzo.
di Roberto Giorgetti


Racconto struggente e coinvolgente dove ognuno di nuo può specchiarsi e riflettere sui reali valori della vita.
RispondiEliminaGrazie Roberto della recensione. Non potevo aspettarmi di meglio, sono onorato, grazie ancora.
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